‘pizzica pizzica’: oggi siamo tutti maestri e maestre.

 

Centoporte

foto di archivio: pizzica celebrativa e pizzica tarantata Tenuta Cento Porte, Giurdignano (Le) -2008

Dopo un bel po’ di anni di osservazione, mi decido  a scrivere questo post – quasi in silenzio, come altre persone insieme a me – per manifestare rammarico ed indignazione nel constatare i cambiamenti veloci nella diffusione dell’utilizzo (sì, il termine è ragionato) del tradizionale, in verità arcaico, ballo della ‘pizzica pizzica’ che sto riscontrando sempre più in termini di:

  • invenzione ex novo di passi e ‘regole’;
  • ignoranza (letteralmente) dei codici pregressi di comportamento nella danza di gruppo e in quella di coppia;
  • modifiche grossolane delle interpretazioni antiche di secoli (per non parlare dell’ignoranza della pizzica come iatrodanza, quindi molto, molto più antica di quanto la maggioranza della gente creda).

Mi reputo fortunata ed onorata per essere stata a stretto contatto, in molte occasioni di confronto e sperimentazione, con professionisti dei suddetti codici – musicali, ritmici e comportamentali – come il Maestro lucano Antonio Infantino, i salentini Umberto Panico, esperto di Ronda, e Giuseppe Memmi, dell’Orchestrina Terapeutica Salentina, e con ricercatori e sperimentatori del transe terapeutico della ‘pizzica pizzica’ come il dott. Pier Luigi Lattuada, mio maestro nella Scuola di Counseling in Biotransenergetica.

Grazie ad essi, ed ancor di più, seppur in maniera indiretta a tutti gli anziani che ho incontrato nelle piazze dei paesi, ai bordi delle ronde, grazie ai quali da anni ho la possibilità di trasmettere, a chi lo chiede, le modalità, sperimentate personalmente, di ‘cura’ della persona. Cura intesa come riarmonizzazione del proprio Sé corpo-mente, in tutti i suoi cosiddetti ‘livelli’: energetico, fisico, emozionale, mentale, spirituale, per citare i principali.

Li onoro e li ringrazio anche per avermi trasmesso quel naturale senso di riserbo e pudicizia che si prova quando si calpesta un ‘suolo’ sacro. Perché questo significa iniziare a muovere i piedi, a fare vibrare il corpo, a rilassare la mente quando si sta per iniziare a ballare; o forse è meglio dire danzare.

Questo è il motivo per cui mi indigno e a volte mi addoloro quando osservo le degenerazioni di questo potente ed unico ‘bene immateriale’ salentino, maltrattato soprattutto da quella frangia di salentini, fortunatamente una minoranza, mossa solo dall’agire per visibilità da palcoscenico e di appagamento economico a qualunque costo, in netto contrasto dunque con la filosofia del rituale danzante, discreto e rispettoso. Oppure, semplicemente e gravemente inconsapevoli della portata umiliante delle loro azioni sul nostro patrimonio di tradizioni e valori.

In questo post mi limiterò a confutare o a relativizzare alcune informazioni distorte che stanno iniziando a circolare su modi e finalità per… calpestare il sacro suolo, prima menzionato.

Prendo spunto dall’articolo di cui pubblico immagine, inviatomi in forma privata da persone con competenze acclarate sull’argomento, che tutelano da sempre le tradizioni locali – e non solo – e conoscono il mio modo di lavorare in musicoterapia e danzaterapia; consapevole che la questione sia un po’ come quella ‘meridionale’: molto più ampia, con lati oscuri, divergenze di opinioni, debolezza congenita del nostro popolo nel lasciarci colonizzare e tanta indignazione da parte di chi ha il sangue che bolle di passione per la terra rossa, il battito che percuote, i sonagli che fanno impazzire, il vento che scompone continuamente ogni forma di appesantimento.

copertina

articolo discutibile

La signora intervistata, mai vista frequentare una ronda o uno dei locali tipici in cui la tradizione della musica e della danza si propone e si perpetua, decide di elargire informazioni, obiettivi e scopi riguardo tale danza.

Vediamoli:

  1. E’ un antico ballo […] tradizionalmente di coppia” – La ‘pizzica pizzica’ ha origini celebrative, di culto dionisiaco, come è evidenziato dai ritrovamenti archeologici finora fatti. In origine quindi non è un ballo, tantomeno di coppia, bensì un rituale di connessione tra umano, divino e natura. Non si esclude un’origine ancora più antica, sempre a fini rituali.
  2. “Adesso si balla anche da soli o in gruppo” – Per i motivi appena espressi, ha rappresentato sia un rituale sacro – individuale e collettivo – che una terapia [cfr.‘tarantismo’]. Solo negli ultimi due secoli, o giù di lì, ha assunto il carattere di manifestazione della gioia umana, sotto forma di ballo.
  3. “Ci sono movimenti durante i quali la donna, con il tradizionale fazzoletto, scaccia via l’uomo se si balla in coppia o, se sola, qualcosa che l’infastidisce” – Niente di tutto ciò. Il fazzoletto, da sempre indumento femminile per cingersi il capo, veniva utilizzato come scudo imperscrutabile delle proprie emozioni, comunicate attraverso sguardi ed espressioni facciali altrimenti manifestati pubblicamente ed in modo indiscreto, pronto ad essere avvicinato come una sorta di premio verso l’uomo che si rivelava degno di tanto pudore (dunque non sciorinato coreograficamente e platealmente come ‘accessorio’). Pertanto il fazzoletto non è mai stato usato come arma di protezione.
  4. “Il passo base è lo ‘schiacciamento del ragno’, serie di saltelli sullo stesso piede […] Il ragno, infatti, nella tradizione della pizzica, rappresenta il passato che opprime e da cui liberarsi …” – Il passo base è una simulazione di una lentissima camminata, anche sul posto. Trattandosi in origine di danza rituale e, successivamente terapeutica, la sua funzione è di: connessione con la Terra, di tipo energetico-spirituale nella prima accezione; di tipo terapeutico (con funzioni di ‘radicamento’) nell’altra. Il ragno – che nella danza rituale è ‘psicopompo’ [cfr. Dizionario dei Simboli yunghiano – Chevalier e Gheerbrant] tra gli umani ‘eletti’ e il divino, e che nella danza terapeutica è sia causa di intossicazione (in soggetti fisiologicamente deboli e provati) che simbologia carica di significati – non è assolutamente nemico della donna, lungi pertanto dall’essere schiacciato. L’affermazione a cui fa riferimento l’articolo è una impropria interpretazione assunta per motivare l’introduzione dei tanti passi inventati ex novo negli ultimissimi, recenti anni.
  5. “Grazie allo sbandierarsi dei foulards…” – Strutturalmente il foulard è di gran lunga più ampio dei fazzoletti, pertanto plausibile di ‘sbandieramento’. La sua funzione è già stata trattata al precedente punto 3.
  6. “Gli accessori…” – Della pizzica arcaica con funzione curativa non abbiamo testimonianze in merito; nella pizzica da tarantismo venivano utilizzati solo l’abito bianco ed il lenzuolo bianco, ma non ci è dato di sapere se usati perché il bianco manifesta da sempre pulizia ed igiene o perché da sempre vestiario e corredo di uso comune tra la gente del Sud. Infine nella pizzica tradizionale il vestiario era quello di uso quotidiano (abiti da lavoro) o quelli per le occasioni speciali (festive). NON ESISTE PERTANTO UN’ABBIGLIAMENTO UFFICIALE della pizzica, né è possibile affermare con certezza l’esistenza di accessori, almeno finché non sia citata una fonte certa.
  7. “… per rendere la danza più sensuale” – Per tutti i motivi finora esposti la ‘pizzica pizzica’ non ha mai avuto come scopo la sensualità.

Per quanto concerne la veridicità delle affermazioni sopra esposte, si rimanda alla consultazione delle ricerche fatte a riguardo da storici ed etnologi. La sottoscritta si esprime sia in qualità di counselor transpersonale esperta in biotransenergetica, che negli ultimi 20 anni ha utilizzato questa danza a fini personali e come strumento lavorativo integrato ad altre tecniche ugualmente arcaiche, che in quanto fortunata e attenta ascoltatrice di testimoni, protagonisti e fruitori della cosiddetta ‘pizzica-terapia’ (termine grossolano espresso nell’articolo, per indicare la terapia della iatromusica e iatrodanza in oggetto).

Alcune riflessioni da parte di chi, nel mondo delle tradizioni popolari salentine, ci vive da sempre. Le stesse, sono stralci di commenti al mio post su FB relativo all’argomento.

Seguo la pizzica da quando non c’era nessuno che se ne interessava, fine anni ’60,inizio anni 70 e io stesso appartenevo a quel mondo fatto di armoniche e di tamburelli, non c’erano altri strumenti, nemmeno chitarre niente. Quando ancora la cultura contadina era viva e vegeta e si opponeva e sopravviveva con tenacia alla cultura borghese fascio nobiliare dominante. Eravamo un mondo a parte ( a world apart) è l’unica cosa che so d’inglese… Questo mondo a parte aveva delle regole ,un ordine sempre preciso e semplice era del resto legato al succedersi cadenzato delle stagioni per procurarsi i raccolti e così le feste i rituali. In quest’ordine di cose la solidarietà umana era la prima regola a partire dalla condivisione del pane e dell’acqua, non si lasciavano le persone a morire di stenti nei campi come succede oggi… Tutto cambia quando all’inizio degli anni ’90 improvvisamente si affaccia la globalizzazione che toglie al Salento la grande e storica cultura del tabacco mettendo in scacco tutta l’agricoltura fino ad oggi quando un’altra minaccia sempre della globalizzazione mette in serio pericolo l’ultima grande cultura del Salento quella dell’Ulivo. Così tornando alla fine della cultura del tabacco degli anni ’90 nostalgicamente gli illuminati decidono di celebrare questa fine con la riscoperta della pizzica, per calmierare in un certo senso quella grave perdita di profitto .Infatti oltre ai contadini ne soffrivano soprattutto anche i grandi proprietari terrieri, Nasce così la neopizzica che non è un mondo a parte ,ma è invece ben integrata con la cultura dominante della globalizzazione. Questa è l’unca contraddizione per cui alle tante domande si può rispondere sinteticamente con le parole di Ucciio Aloisi, mio grande amico e mentore :”Nu vidi ca è tutta robba de smuiu!! ” Umberto Panico

“[…] ormai non mi stupisco più di nulla (anche se pare che non ci sia limite al delirio). Penso però che sia utile capire perché si sia arrivati a questo e soprattutto come fare per provare a inoculare qualche antidoto.” Vincenzo Santoro

Ti confermo che è arrivato il momento di mettere le basi serie alla salvaguardia e tutela delle vostre tradizioni popolari, a partire dalla pizzica. Comunque anche le persone più calme sarebbero scosse da tali idiozie.” Giancarlo Lo Presti

Tanto questo è l’andazzo… può solo andar peggio nel corso degli anni… la pizzica ridotta a danza da palco e non solo, con le ballerine tutte omologate a questo bisogno di sensualità, di essere fighe, di piacere e ricevere consensi, virtuali più che reali. Perché la realtà è un’altra… e di certo non possono esserne portatrici queste menadi contemporanee…” Mattia Doto

“Il problema più grande è l’assuefazione, l’abitudine che stiamo cominciando a possedere nei confronti di questi articoli che, a mio parere, devono essere allarmanti per la nostra cultura. Questo bombardamento continuo non aiuta nessuno. Ma si può sapere dove sono i grandi “vecchi”, quelli che smuovono le piazze, quelli che girano il mondo e che la musica salentina ha partorito in questi ultimi 20 anni ? Ma davvero pensiamo che il problema sia quella di preferire la parola Tamburreddhu alla parola Tamburello ??? Ed è possibile che un lavoro di ricerca sul campo ancora in atto debba essere già soppiantato da delle contaminazione create a tavolino e senza un fisiologico processo di fusione tra culture ??? Signori poniamoci questi problemi che fanno capo a tanti altri e solo allora potremo preservare l’estrema potenza che la nostra musica (che per me è la più bella del mondo) imprime alle nostre serate.” Alessandro Schito detto Scarpina

Infatti questa foto, (articolo)non è stata pubblicata per accusare nessuno ma per sottolineare il fatto che ridurre una Danza come la Pizzica ad una disciplina fitness mi sembra eccessivo, come eccessive mi sembrano le inesattezze nell’articolo. Nonostante la nostra danza popolare sia stata distrutta da tanti in questi anni, mi dispiace che questo continui. Nelle altre regioni del sud Italia trovo sinceramente molto più rispetto e meno fenomeni distorti legati alle danze popolari. E spesso le stesse distorsioni vengono proprio ispirate dal movimento che si è creato qui da noi. Infine contrapporre notte di San Rocco e notte della taranta…. Non vedo molte differenze” Stefania Cosi

Cara Antonella… non condivido in parte il contenuto di questo articolo… e non accetto lo scopo per cui è stato creato …ma oramai non mi sorprende più nulla . Caterina si è avvicinata ad un mondo già distrutto… dovremmo andare indietro per capire dove abbiamo sbagliato. Per il foulard … lo sai che… non lo ritengo un accessorio essenziale… anzi l’ho iniziato ad usare da quando invece di 2 danzatrici … hanno iniziato a chiamarne una… sul palco… e personalmente “mi sento accompagnata”… meno sola… in quanto il palco non mi appartiene… e lo sai E forse… non mi appartiene più questo mondo… così falso e contraddittorio… attenderemo tempi migliori e intanto continueremo a gioire delle nostre piccole feste!” Moana Casciaro

Il sistema mediatico fa così per tutto: lo appiattisce nella nullità pseudotecnica. Visto come è semplice spiegare la pizzica? Una serie di muscoli che si muovono un po’ di sudore e qualche caloria associata, il tutto misurato col centimetro.” Luca Lagrini

Siamo nell’era della semplificazione (banalizzazione). Chi vuol seguire “virtute e canoscenza” sa bene dove e chi cercare.” Filippo Forti

[…] mi sta venendo il mal di stomaco, tutti sanno tutto, sui palchi tutti BALLANO nella Piazza tutti sanno, anche nelle cene si parla di questa PIZZICA PIZZICA che fa tanto moda e che il foulard è sensuale. CHE MISERA STORIA.” Debora Campa

Non è una questione di notorietà .per me è più la riduzione del nostro ballo Tradizionale a un qualsiasi tipo di ballo per bruciare calorie. Significa bruciare no calorie ma il futuro della nostra tradizione.” Alessandra De Luca

Io non mi meraviglio. Da tempo, ormai tutto è svenduto per un “piatto di lenticchie”. Bisognerà toccare il fondo…” Roberto Molle

Bisogna cominciare almeno a indignarsi altrimenti accettiamo tutto e il contrario di tutto in nome del Dio denaro. Questo vale anche per tanti altri aspetti, che non sono oggetto di questa chat, è la resilienza la strada che a mio personale avviso può demistificare certe aberrazioni.” Valentina Mazzotta

[…] bhe meno male che alla Notte della Taranta ci sono i coreografi che ci dicono come ballare la pizzica pizzica […] Questo anno con un altro coreografo, Maini, si stanno facendo le categorie di ballerini: popolari e accademici! Stanno codificando il tutto! Gli anziani del mio paese si stanno schiattando dalle risate […]” Romolo Crudo

[…] la frittata e fatta siamo noi che non siamo stati capaci di gestire di proteggere la nostra tradizione […] molti di noi venderebbero la madre e non solo per 10 minuti di palco.” Stefania Picciolo

A parte la mortificazione di non conoscere “la prima esperta in Italia a lanciare la ‘pizzica terapia’”, tra l’altro, da quel che ho potuto vedere, abbastanza giovane, apprendo i benefici nel bruciare le calorie e questo va bene, ringraziamo di aver scoperto perché le salentine hanno i fianchi e le cosce modellate… per l’addome e la circolazione sicuramente sbaglio qualche movimento… 🙂 e fin qua ci possiamo fare delle grasse risate, poi allo “sbandierare” del foulard comincio un po’ a incazzarmi e agli accessori che “servono” mi vengono i tic […] Io credo a chi mi ha insegnato le poche cose che so perché mi faceva ragionare: una donna che si spacca la schiena dalla mattina alla sera, raccogliendo le olive, zappando, vendemmiando, raccogliendo patate, infilando tabacco, facendo le “cofane de chiasciuni” alla fontana, ecc… può mai volteggiare leggiadra come le nostre bellissime magrissime ballerine? […] Sto benedetto foulard… grande, rosso, colorato, trasparente… è normale che non c’era fino a qualche anno fa, che se ne dovevano fare? che se c’era qualche pezza per fare le toppe per riutilizzare i vestiti eri pure fortunata. Come erano vestite? I loro “accessori” erano: la veste, lu mantile, lu maccaluru an capu, se non avevano le scarpe non era certo per sembrare più sensuali, ma perché con un paio ci dovevano passare delle buone annate […]  la pizzica, se vogliamo parlare di musica di tradizione, non nasce sul palco. Tutto ciò che è sul palco è spettacolo, e lo spettacolo è un’estremizzazione della realtà, più il palco è grande più è potente, più è “importante” più si discosta dalla realtà […]  a me hanno insegnato che se si balla col fazzoletto se ne deve avere molta cura, non lo si deve sbandierareMariangela Ingrosso

“Ciao non so se ti conosco, io sono ADA METAFUNE di TORREPADULI, c’è qualcosa che non torna nel tuo articolo e nelle tue opinioni esposte in suddetto articolo mi dici da quale città proviene e quanto anni hai? Io mi sono dichiarata anagraficamente e lo ripeto: sono ADA METAFUNE e abito e nasco a TORREPADULI, ho 57 anni suonati e ballati nelle ronde, ballo dal lontano 1978/79 e non ho mai smesso, vogliamo parlarne? PS. Gradirei una risposta e un confronto anche ad personam!!!!!!!!! Grazie” Ada Metafune

‘Pizzica’ come danza terapia e impronta di vita, qualche testimonianza personale:

Un vulcano dietro lo sguardo fiero di una donna anziana

i workshop MeditaDanzando

Medita&Danza Estate: date e luoghi

Danza per la pace nel mondo

 

 

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2 pensieri su “‘pizzica pizzica’: oggi siamo tutti maestri e maestre.

    1. Ci sono ‘mondi’ che si incontrano durante la vita, in cui ci si dovrebbe avvicinare con delicatezza; entrare in punta di piedi. Sono ‘mondi sacri’, in cui l’Invisibile muove regole antiche di millenni, per il bene del Pianeta e degli umani. L’energia rappresentata dalle figure di alcuni Santi, ad esempio -come san Rocco ad esempio- ne tesse la trama e l’ordito dei ‘tessuti’ da calpestare quando vi si entra e di quelli su cui danzare e suonare quando vi si è dentro. Esplorare questi mondi prevede il Rispetto; diversamente, si è come bambini pasticcioni che compiono azioni grossolane.

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