Essere Counselor Transpersonale

Essere ‘presente’ in una lezione importante di vita.
L’Esistenza che costringe ad apprendere la lezione
facendola entrare nella carne, che si squarta.
Già lo si sa bene che non serve a nulla limitarsi a guardarla a distanza, anzi.
Contemporaneamente a quella, l’altra, di ordine quotidiano, quella che richiede la maggior disciplina: restare con i fatti e con gli intenti nel Codice della Fiducia.
Allora accadono cose. E sono accadute.
In un mese tre esami affrontati e superati.
Sospesi da tempo per contingenze varie non dipendenti da me,
di essi mi giungono insieme le date, vicinissime, e i luoghi differenti e sconosciuti dove recarmi.
Affidarsi. L’esistenza sa quello che fa e sempre protegge chi Le si affida senza condizioni.
Non è una delega, al contrario è la più grande responsabilità.
Organizzarsi: piani di studio, ripetizioni, materiali, programmazione dei contenuti e della logistica.
Movimenti: google maps, auto, navette, stazioni, aeroporti, luoghi d’esame…chiese.
Respirare, essere nel Centro, tornare a casa, sentirsi ‘a casa’.
Dell’ultima prova racconto e rinforzo con immagini d’Amore di compassione e allegria.

I giorni che precedono la prova d’esame con la commissione della F.A.I.P. per il conseguimento del titolo di ‘Counselor Transpersonale metodologia Biotransenergetica’ sono caratterizzati da novità continue, cose che si modificano.
I ritmi sono parossistici: la struttura –aeroporti, come arrivarci, come muovermi tra le lunghe distanze del territorio milanese, come tornare considerando tempi e mezzi- copre la prevedibile ansia da prestazione.
Il resto del tempo è impegnato a lavorare, ripetere qualche nozione –che ripetere tutti i contenuti della Disciplina BTE in pochi giorni è cosa sovrumana!- meditare…suonare pizzica pizzica con gli amici. Loro hanno il cuore caldo.
Incontro inaspettato con un’anima carissima a poche ore dalla partenza. Appunto: l’Esistenza agisce in nostro favore, se veramente ci affidiamo.
All’arrivo a Milano pochi spostamenti e raggiungo una delle due anime belle con cui avrei condiviso questi giorni. Soglia.
Lei è anima di donna. L’altra è di uomo. Maschile e femminile attorno a me che coccolano e stimolano il maschile e il femminile che sono in me.

Farinata di ceci, un po’ di buona birra, i Navigli e la libreria esoterica.
Stare insieme nella gioia. Dormire nella casa nel bosco.
Il risveglio è fatto di premure, affetti, cibi buoni.
Le amiche dal Salento e le persone care del lodigiano mi sostengono a distanza con entusiasmo. “Te sta sbunnu de energia, sta la senti?” mi scrive una di loro. La stavo sentendo sì! Tutta.
Grazie anche a loro sono stata tutto il tempo in uno stato di grazia.

Il Maestro della scuola e sua moglie mi offrono un’accoglienza che…mi chiude lo stomaco per l’emozione. Gratitudine anche per loro.
Siamo solo due questa volta ad affrontare la prova.
Non me ne stupisco. Il percorso disciplinare è difficilissimo, le prove intermedie da superare –a ogni livello: teorico, esperenziale, di coerenza da provare- sono moltissime.
L’amica con cui condivido l’esperienza d’esame è sorella di alcune di queste altre prove fatte di fango, lacrime, tenacia, crolli e contatti ‘disperati’ con la Forza.
Il clima è cordiale, le domande sono precise, si richiedono risposte senza tergiversazioni.
Disciplina, umiltà, preparazione, dignità. Abbiamo quello che ci meritiamo.
Entrambe superiamo l’esame. Viva.

Usciti dal bel luogo con nella borsa il diploma –simbolo di giustizia e costanza- corriamo come bambini allegri io e l’amico che mi accompagna: dobbiamo andare in una scuola del bresciano dove un cerchio di persone (bella gente, constaterò dopo) lo attende con ben riposta fiducia per un lavoro sulle costellazioni.
costellazioni

Vi partecipo anche io. Lì, altri doni.
Un uomo vede la mia aura, mi chiede il permesso di parlarmene, acconsento. Dice che è luminosa, che si muove sprizzando energia da me verso l’esterno; è bianca e azzurra.
I colori della Madre, penso commossa. Gratitudine, anche per lui.

L’ultima notte nella casa nel bosco. Vi ho lasciato doni, restano lì e altri li porto con me.

Dopo una giornata iniziata nella buia alba, con mezzi di trasporto vari, torno in Salento, la mia terra.
Sono stravolta da tutto.
Ma prima di prendere la via di casa, con tappa dalla mia dolce mamma che mi aspetta come ogni volta con i cibi buoni preparati apposta per me, ho bisogno di fare un’ultima cosa. Una cosa che mi consentirà dopo, finalmente, la catarsi di un pianto a dirotto.
C’è una chiesa antica accanto all’aeroporto. Vi entro. E ringrazio.
Gratitudine soprattutto verso di Lei. Un pensiero anche agli esseri invisibili che so essermi stati accanto. E che sempre in verità lo sono.

A casa l’odore del fuoco acceso, candele bianche davanti a cui inchinarmi.

Purificazione e chiusura di un cerchio; al suo interno altri cerchi si sono chiusi.
Ci sono progetti da ‘sostenere’, da domani.

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