Una musica che cura

La pizzica pizzica è iatromusica. Musica che cura. Punto.

Almeno di certo lo è un certo tipo di pizzica pizzica che ancora qualche volta si sente nei concerti e, più spesso, in certe ronde.

Sul ritmo binario ancestrale che la caratterizza è stato scritto abbastanza.

Ma sono ancora molto poche le persone che ballano sulle sue vibrazioni e ne conoscono le origini (per quanto ovviamente ci è dato di conoscerle davvero o, piuttosto, di intuirle).

Non sono nemmeno tantissime le persone, almeno così mi pare, che la vivono come preziosa opportunità per stare bene con se stessi, su tutti i livelli: dal fisico all’energetico, dall’emozionale al mentale (ebbene sì, agisce anche su di esso), fino allo spirituale.

Eppure è proprio questa la sua potente qualità.

Ad osservare le persone che hanno imparato a ballare nelle piazze, o nelle corti e case, si osserva un fenomeno che sempre mi emoziona: seppure si è in moltissimi in uno spazio fisico anche molto esiguo non accade mai di urtarsi l’uno con l’altro, neanche con chi è alle proprie spalle, neanche nei momenti in cui il ritmo sale, si fa velocissimo e nell’atmosfera sale il pathos e tutti si muovono (apparentemente) senza controllo e attenzione verso ciò che vi è intorno. Nessuno si urta, nessuno cade, nessuno si fa male. Pare incredibile, inverosimile; ma è così.

Osservando, giocoforza, invece, le persone che ultimamente riempiono piazze e feste di superfoulard lunghissimi (io li definisco cieca occhi…che se non ci si sta attenti…!) letteralmente accalappiati dai partner che sembra abbiano il dovere più che il piacere di sbavargli addosso appropriandosene, è evidente che “l’apprendistato” non ha radici nelle emozioni collettive, nella memoria semplice fatta di poche parole, ma diretta ed efficace, degli anziani. Queste persone, chiaramente nella più totale buonafede, saltano, si divertono, applicano le “figure” che qualcuno si prende la responsabilità di insegnargli, non importandosene di chi è loro intorno. Le altre persone che danzano sono parte della scenografia, consentono il successo della festa; non sono percepite come parte integrante di un movimento energetico che tutto accoglie, tutto unisce, tutto integra…e tutto e tutti nutre. Non sono vissute come parte di una collettività, di un “cerchio” umano fatto di cuori, di anime, di salute, di forza.

Diventa così normale, scontato, che ballando le persone che hanno imparato a ballare tecnicamente e non energeticamente, rischino di farsi del male o di farlo. Le donne sventolano i loro foulard intorno a se stesse e al partner del momento vibrando secchi colpi nell’aria intorno; è quindi chi danza là vicino che deve aver cura di non farsi accecare o schiaffeggiare, non chi utilizza l’arma potenziale. Gli uomini, tutti presi ad onorare la loro ballerina, roteano, volteggiano, saltano, indietreggiano senza curarsi, anche loro, minimamente di eventuali piedi, dita, talloni, pance e seni di malcapitati/e vicini di mattonella…o di chianca…

È evidente che in questo mio comunicare sto esprimendo una critica.

Sia chiaro però che la critica non è al modo di ballare: se io voglio volteggiare prendendomi cinque metri di diametro di spazio fisico per il modo appariscente che ho di farlo, va benissimo! Ma è educato e rispettoso verso l’umanità che mi circonda che lo faccia in luoghi in cui non ledo alla sicurezza ed al diritto di rilassarsi che anche gli altri hanno, oltre me.

Personalmente…

Desidero continuare a commuovermi quando ascolto e partecipo ad una ronda nella cantina degli amici di Matino,

…quando trascorro una domenica intera con mezza “tribù” ospiti di Giorgio e Gina in campagna,

festa

…quando una donna anziana (fino a che avremo la grazia di averle tra noi) mi invita a ballare (basta uno sguardo, loro invitano in silenzio); o quando accetta il mio di invito.

Desidero continuare a commuovermi quando un uomo capisce subito, fin dalle prime note, che la pizzica pizzica che stiamo ballando non è sempre un ballo di corteggiamento, che qualche volta è iatromusica, musica che cura, e che quindi il gesto più bello e potente che lui può manifestare in quel momento non è pavoneggiarsi o fare il “carino”, ma ruotare attorno, esprimere una discreta protezione, dire con i gesti: Tu vai, vola! Lasciati andare, batti i piedi per contattare Madre Terra, dimena le braccia e il capo per liberarti di pesi emotivi e mentali, respira intensamente e tieni gli occhi chiusi per sentirti figlia dell’Universo. Fallo con fiducia, perché io ci sono ed ho cura di te.

 

 

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