Abissi tra essere e sembrare

Spesso nell’essere umano vi è una scissione tra il sentire profondo ed il mostrarsi agli altri.

fascinazione

Quando “dentro” la vocina interiore sussurra: hai fatto una cosa brutta, hai fatto del male, messi alle strette da uno sguardo acuto e un cuore puro che osserva, la persona, consapevole della propria separazione tra il dentro e il fuori, manifesta senso di colpa, travaglio, mestizia.

Se questi stati d’animo corrispondono ad un reale tentativo di evoluzione, di miglioramento delle parti debole di sé, tali espressioni vengono poi naturalmente seguite da segnali di cambiamento o di tentativi di cambiamento.

Spesso, in realtà, l’espressione da cane bastonato, da anima travagliata è un sofisticato nascondimento delle reali pulsioni che erano, e restano, di egoismo, di mantenimento della propria struttura egoica, a qualunque costo.

Per dirla con parole semplici, la persona porta attaccata sulla pelle la maschera (nel senso junghiano del termine) della brava persona socialmente apprezzabile affinché lo sguardo dell’altro sia di approvazione, e magari anche di plauso. Nella propria psiche invece restano e proliferano i vermetti della coscienza sporca di quella preponderante parte del sé che vibra satolla su livelli bassi, seguendo flussi non evolutivi, tendenti a mantenere stabili i bisogni caratterizzati da “comodità”, equilibrio statico dello status quo, facciata sociale, relazioni di comodo.

È saggio essere accorti quando si entra in contatto con persone che hanno affinato tali capacità. Esse sono ben lontane dall’essere disponibili a “mettersi in cammino”, ad incontrare realmente l’altro da sé, a dare piuttosto che a prendere. Nonostante le apparenze.

Sono i “vampiri” energetici più affascinanti, quelli che vestono l’abito sociale più rassicurante; che nei fatti concreti del quotidiano ricamano sofisticate apparenze che sembrano nutrire chi gli è accanto ed in realtà ne avvelenano l’anima con parole e azioni che sono cibo malsano, quando non venefico.cibo

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