Vuoti pieni

Trovarsi senza saperlo,
con animesorelle,
a celebrare passi avanti l’una e soglieprova l’altra,
una piangente, a implorare pace nel cuore, l’altra ridente, per la saggezza tutta nuova
di relativizzare il contingente.
Una sera, accanto a una minuscola e generosa duni,
tra ulivi che hanno imparato a far l’amore con i fari delle auto.
La sera dopo, sedute su vecchie assi di legno
il quinto chakra aperto in preghiera a cantare i canti antichi
di una terra che non ha perso la genuina tensione a credere nella vita
nonostante le ombre, i freni, i tradimenti.
Si sono avvicinate presenze, compiacenti partecipi e discrete.
Distinte coppie di non so bene quale tempo, o forse si.
E un giovanotto, un po’ goffo e tanto dolce; m’è parso un marinaio,
evocato dal canto di “moretto”.
O ce l’ha chiesto lui, che moretto era?
Li sentivo avvicinarsi, come li ho sentiti andar via.
Anche le animesorelle se ne sono accorte, fino a prevedere
il momento in cui avrei parlato col moretto
e quello che gli avrei detto.
La pelle d’oca non l’ho avuta per l’umidità del venticello marino notturno, no.
Sono stata grata a loro, che ogni volta mi ricordano
che non siamo solo quello che tocchiamo.
Canterò ancora per voi, ora che ho avuto il coraggio di iniziare.
Così sia.

moltitudine

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