Dirigersi verso la propria fioritura.

Noi umani ci costruiamo fin dalla nascita infiniti mo(n)di, contorti e creativi, per proteggerci dall'”esterno” oppure per darci una “forma visibile” agli altri che GARANTISCA il riconoscerci, che attesti il nostro essere vivi, che ci confermi “un posto al sole”!

Queste costruzioni che noi ci facciamo, per terrore e disperazione inconsci, da un lato, apparentemente, ci proteggono e ci “confermano”, dall’altro divengono la nostra gabbia: la prigione di noi stessi (del nostro Sé profondo) a cui impediamo di librarsi in volo.

inconsapevolmente

E trascorriamo l’intera nostra vita cercando inconsapevolmente, grossolanamente, contraddittoriamente la nostra Libertà, al di fuori di noi.

Ma, contemporaneamente, siccome dentro si muove altro e non lo sappiamo, facciamo anche l’opposto. E qui non parliamo di ossimori ma di schizofrenie: confermiamo le nostre prigioni attraverso i saldi legami con: passato, famiglie, persone, oggetti. Qualunque cosa che vada in direzione opposta al lasciare fluire, al trasformare, al cambiamento noi la utilizziamo per rinforzare le rassicuranti catene e i lucchetti.

Se intendiamo vivere agendo in modo coerente ai nostri aneliti, diradando le nebbie fosche di certi sogni pesanti e apparentemente incongruenti, dobbiamo deciderci: è necessario munirsi intorno al corpo di una “salda fune” che ci tenga saldamente legati al compagno di viaggio a cui ci siamo affidati (il maestro, il trainer, il consulente psicologico, ecc.) e iniziare, spaventati ma convinti, a scendere lungo le pareti del freddo, oscuro, maleodorante pozzo dell’inconscio; personale prima, familiare e collettivo poi.

scendendomondi...paretidipozzi

Lì si trova di tutto: vermetti viscidi, mostri sanguinolenti, apparizioni da purgatorio. Diviene impellente affrontarli, guardarli negli occhi, toccarli, sbranarli, lottarci corpo a corpo.

confrontiinconsci

Una volta affermato il nostro diritto a regnare in fondo al pozzo, arriva il momento di farci le pulizie. Bisogna scavare, sgrattare, ripulire i cunicoli di aerazione.

sotto

scavandosgrattando

A quel punto…a quel punto accade che…si iniziano ad annusare delle essenze odorose, arrivano;

fioritureil_nuovo
ed arrivano anche miriadi scintille di luce, “spitte” di lucefuoco; si vedono esseri piccolissimi ed altri grandissimi, quietanti, benevoli, portatori di messaggi; e giunge certa, inequivocabile la sensazione di non essere più soli, di essere sostenuti, anche là sotto, protetti.

Esseri
E, sorpresa sconvolgente, si capisce anche che non siamo in realtà stati soli mai.

L’abbraccio al Maestro, o alla Maestra, prima di scendere è denso di fiducia; è l’abbraccio timoroso del discepolo o della discepola che ha deciso di non (volere più) avere scelta.

L’abbraccio dopo la risalita è quello di chi si sente figlio o figlia; è l’abbraccio devoto e riconoscente per sempre di chi sa che mentre ri-attraversava le sue morti, colui o colei che teneva la “fune” non l’hai mai, mai allentata; se l’è attorcigliata attorno, facendola diventare parte pulsante di sé.

incontro

Ci sono incontri, come d’amore, che non accadono per caso. Una volta avvenuti, se accettati, possono stravolgere destini, sì da potere modificare percorsi karmici che un tempo passato certi traghettatori incisero nelle nostre cellule.

 

(foto di Fernando Bevilacqua, Corrado Invidia, Antonella Screti)

 

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