Il Tempio e la Ruota

Riprendo dei miei post da un blog in cui non scrivo piu’ e li ripubblico su “le mie” pietrenarranti e parolemeridiane. Ogni rigo che si scrive, ogni foto che si scatta, si sa, e’ un po’ come far nascere un fiore, un cucciolo, un figlio.
E’ un essere vivente, per noi preziosissimo.

Rosa mistica partorisce scintille. Origine di croce.
Utero. Chiusura del Cerchio; il cerchio (si) frantuma.
attraverso
Colonne d’acqua reggono mondi nuovi.
Brandelli di carne che non serve più modellati da pietosi
aguzzi denti che non prevedono né bene né male. Fanno.
Nell’Onda si può se ti fai Spada.
Con l’onda, la pietra, il mulinello sotto il sole
ci fai l’amore.
Viso di luce oggi ha remato tra tonni e delfini,
sotto il faro che custodisce un segno di pietra, non buono;
non buono.
sotto_il_faro
Faro e correnti lo tengono a bada.
Ritorsioni previste arrivano, attraversano, sigillano, scardinano,
masticano, spettinano, ghiacciano, succhiano. Vanno.
“Scompari a te stesso”. La via.
La Signora; i tritoni fanno luce.
Il compagno antico, stanco, infine piange.
Non c’è verbo per essere. Onde intense pervadono, invadono.
“Il dono si cavalca, o non si cavalca”.
Mano d’amore sulla fronte sfruttata. Com-passione.
Rosa mistica partorisce scintille. Origine di Croce.
Il cerchio è aperto.

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9 pensieri su “Il Tempio e la Ruota

  1. “Questo universo è come in oceano dall’equilibrio perfetto.
    Non puoi sollevare un’onda qui
    senza scavare un vuoto altrove.
    La somma totale dell’energia dell’universo è costante.
    Se la prendi qui, la perdi altrove”.(S. Vivekananda)

    Il cerchio è aperto dal momento in cui la conoscenza, la vera conoscenza, ci permette di conoscere noi stessi e di rifocillare la nostra anima. Non so perchè mi hai ricordato la setta dei Rosacroce, una delle sette più affascinanti e misteriose della storia. Ma forse quella è un’altra storia.
    Ciao
    Angela

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      1. Ci sono scritti in cui ognuno può rintracciarvi aspetti collettivi dell’infinitamente grande. Questo dovrebbe voler dire che lo scritto ha un minimo di spessore.
        L’infinitamente piccolo, che manifesta i “segni” personali, rimane il dono segreto di chi scrive nei confronti di se stesso/a.

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      2. Il tuo infinitamente piccolo dovrebbe manifestarsi in modo più evidente con l’infinatamente grande di chi si vuole confrontare con te.
        Si creano scritti piccoli per raggiungere mondi di lettere che non ci aspettiamo.
        Mai buttare il sasso nello stagno e poi nascondere la mano.
        Guarda i cerchi e tocca l’acqua di osservatori sulla riva.

        Sun

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      3. Cara Sun, se c’è una cosa che non faccio mai nella vita è di “nascondere la mano”! Se qualcuno vuole accogliere i propri …infiniti attraverso le mie parole e grazie ad essa, io ne sono contenta: i miei scritti non saranno serviti solo a me. Per il resto, ho aperto un blog per diletto e crescita personale e non per lavoro, dove mi faccio invece dovere di essere chiara ed esaustiva: non intendo quindi cambiare metodo.
        Una osservazione: a volte nello scrivere commenti si da l’impressione di ergersi a critici o giudici dei modelli comunicativi altrui e, dato il contesto, questo non è piacevole. Credo si faccia prima a non leggere o a non commentare ciò in cui non ci si ritrova.No?

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  2. Brava la mia Antonella,fatti rispettare,tu mi hai insegnato che quello che si scrive .lo si scrive perche’ lo si prova ,si tiene dentro e poi quando si mette per iscritto non e’ mai inutile,sono le nostre sensazioni,lenostre emozioni ..–
    Chi non riesce a capire questo non si persenti neanche in blog altrui……
    Un grande abbraccio Claudia.

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    1. Più mi faccio grande 😦 e più esigo attorno a me ciò che io stessa per prima do: delicatezza. Almeno laddove è possibile. Non è certo questione di quello che si dice o si scrive, non è questione di essere d’accordo oppure no sulle cose; è questione di forma, di stile, di attenzione alla qualità dell’interazione comunicativa.
      Ricordi il “senso” del corso in cui ci siamo conosciute? Il tipo di impostazione che gli avevo dato? Si chiama “comunicazione assertiva” o “parlare pace”. Io ci credo e ci tengo.

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