La strada del Silenzio.

Riprendo dei miei post da un blog in cui non scrivo piu’ e li ripubblico su “le mie” pietrenarranti. Ogni rigo che si scrive, ogni foto che si scatta, si sa, e’ un po’ come far nascere un fiore, un cucciolo, un figlio.
E’ un essere vivente, per noi preziosissimo.

Il silenzio. La distanza.
È il padre. È il padre!
Questa non è una scalata, ma una discesa.
Se mi è consentito.Dall’ultimo uomo patologicamente menzognero,
al penultimo nevroticamente vile,a quello caratterizzante dalla comunicazione di ghiaccio,
al primo importante, uomo di altri luoghi
già, lui, terrorizzato dalla mia inadeguata, scomoda, schiettezza.Fino a ritornare a Lui.
Occhi fermi sulla soglia della camera. Fino da allora io per lui ero TROPPO.
Non lo sapeva. Non lo sapevo.
Potevo morirne. Quante volte ci sono andata vicino.
Eh, ma anche lui!
Sguardo severo. Sguardo di riprovazione. Sguardo imbarazzato.
Sguardo sconcertato. Sguardo terrorizzato.
E fughe. Fughe! Fughe!
Alla madre l’onere di imbrigliarmi. Non sapevano mai quali fossero le corde giuste; quelle più sane.
Erano state date loro in dote le corde per i gesti riproveroli,
ma non ne compivo.
Corde per i gesti insani. Non se ne presentavano.
Corde per la maleducazione: lì si poteva utilizzare qualche cordicella, rozza,
a contenimento dell’eccesso di spontaneità verbale!
Non si fa. Non si fa!
Ma per il correre selvaggio, il lasciarsi cadere dai rami, il giocare alla lotta,
lo stare seduti dimenticando di indossare una pudica gonnellina;
per lo stare ore in acqua al mare, e nel primissimo pomeriggio rotolarsi
dalle dune; per il desiderare di ballare la sera con gli amici, all’aperto,
con la tramontana
(mannaggia, ci sono pure i maschi!); per passeggiare da sola -possibile?!-
sugli scogli all’imbrunire…
per tutto questo i miei (poveri!) genitori non conoscevano corde!
Corde d’amore s’intende!
Ma è soprattutto per questo che si può morire.
Nello sguardo di mia madre perplessità, inadeguatezza, AMORE.
Negli occhi del padre durezza e silenzio.
Poi la testa si gira. Ritirata.
FUGA.
Il maschio avanti a me OGGI mi dice: mamma, ti amo!
nostop

Allora sento arrivare una parziale giustizia; errori, fatiche e conquiste.
Per altro, osservo di sott’occhio il sentiero.
channel

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14 pensieri su “La strada del Silenzio.

  1. Mi riconosco orfano di troppe storie per poterti capire in pieno, e riconosco che, qui, sono condensate tante di quelle storie, pressoche impossibili a segursi, se non ci metti voce.

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    1. la storia è molto “semplice”, molto comune.
      E’ la storia di un padre all’antica e di sua figlia che a sua volta diventa madre.
      E’ la storia di una figlia, cresciuta con una durezza esasperata (per il suo bene, secondo tradizione) e del suo diventare madre di un maschietto, oggi uomo, e del suo costruire assieme uno splendido rapporto umano.
      E’ la storia come tante di una bambina piena di selavatica gioia di vivere, che cresce dovendo fare i conti con un maschile alienante, soffocante, che è facilissimo arrivare a detestare: lei sceglie di superare quelle ferite, sceglie di imparare a comprendere, ma non prima di aver imparato l’arte di difendere la propria anima.

      Ora è più chiaro?

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      1. Qualcosa di questo avevo intuito, ma come sai bene, non si può dire di sapere quello che è solo intuizione. 🙂

        Il tuo commento mi conferma che mi manca tutto un mondo: completamente!

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  2. Si è sempre detto che fare il mestiere di genitori non sia facile, ma anche essere figli non è semplice. Confrontarsi con diversi punti di vista non sempre accetti ci sfinisce, ci consente quella fuga verso quella strada del silenzio, dove si vorrebbe urlare, ma l’unico grido assordante ce lo regala proprio il silenzio, che ci si offre come rifugio, come stanza dei nostri pensieri. Poi arrivano i figli e si esce dalla stanza per rifugiarsi nei loro pensieri e nelle loro aspettative, facendoci sentire importanti.
    Buona serata
    Angela

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    1. Io affermo con lucida e dolorosa convinzione che la generazione che va dai 35 ai 45 anni è una generazione fregata 2 volte (a parte le fortunate eccezioni): fregata in quanto figli, perchè educati a non confrontarsi con i propri genitori, a rispettarli acriticamente, a non chiedere comprensione; fregata come genitori perchè viene chiesto loro (noi) di essere esattamente l’opposto: comprensivi, aperti, tolleranti, anche fino all’eccesso. Una schizofrenia dei ruoli, della percezione del proprio sè, non di poco conto.
      Lo vivo come figlia e come genitore; lo osservo nei colloqui che faccio sia con adulti genitoriali che con adoloscenti.
      Uno squilibrio emotivo-relazionale di cui non mi pare si parli. E dal mio punto di vista è un aspetto, inconsapevole, molto importante negli attuali equilibri familiari.
      Con mio figlio ne ho parlato a lungo; è servito a me e a lui.

      Buona giornata a te.

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  3. Il tuo post arriva in un momento in cui sto rivalutando il rapporto genitore/figlia dove molte domande non troveranno risposte perchè il dialogo è tra due fantasmi. Troppo amore immortalato in maniera sbagliata. Troppe certezze sgretolate nella notte per poi essere spazzate nel mattino, quando il respiro si strozzava nella gola. Sarò una madre diversa? Mio figlio mi guarderà come adesso io sto guardando lui? Forse no o forse darò amore in maniera più consapevole, nella certezza di iniziare dove finiscono gli errori del padre.
    Grazie per questo post
    Sun

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    1. Gli errori dei padri, quando come in questi casi sono dettati da troppo amore e dalla paura di sbagliare, sono un’ottima opportunità per costuirsi dentro un ruolo genitoriale sano, fatto di equilibri sani.
      Riconoscre che il dolore, spesso quasi mortale, che si è ricevuto per educazione e tradizione non è stato inflito in mala fede, anzi, è una via per guarire dallo stesso. Una via che conserva tantissima energia ancora da spendere per sè, come figlia, come madre, come donna.

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  4. ammazzate ohhh che bel ragazzo ,ma e’ un giovanotto ben messo ,dai la metto sui complimenti ,ma poi con una mamma cosi’ bella e generosa non voui che venga fuori un bel figliolo ,ciao claudia…..ahhh dimenticavo quel libro-diario che ti dicevo prosegue ciaoooooooo

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  5. QUANTA SOFFERENZA PRIMA…..
    PER POI CAPIRE PIANO.. PIANO.. TANTE COSE….
    E VEDERLE CON OCCHI DIVERSI…..
    OCCHI PER LUNGO TEMPO BENDATI….
    E ASSETATI DI SCAPPARE…..
    E NON AFFRONTARE…..CHIEDERE….PARLARE…….
    MA PER LUNGO TEMPO NON ACCETTARE…..
    E ACCAREZZARE…..E SALUTARE…..QUELLA BIMBA O BIMBO….
    SOLO DOPO……SUCCEDE……

    CHE…MERAVIGLIA………………………………………………………………………………………………………………………………………………

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    1. Quando si è giovani e fragili è molto difficile reggere i toni accesi, l’impazienza, la veemenza di un genitore: fa così male che, appunto lo dico, ne potresti morire. Letteralmente.
      Il padre fugge metaforicamente rifiutando di mettersi in discussione come genitore, con amore semplicemente.
      Il figlio/figlia fugge per non morire (suicidi consapevoli, incidenti, omicidi anche accidentali, sono tutte facce di questo dolore devastante).
      Solo “dopo” succede. Dopo tanto camminare, lacerarsi di carne, cicatrici sul cuore che restano (nel mio caso un problema ad un’aorta), rughe che segnano eventi.
      E silenzio: da una parte vigliacco; dall’altro di compassione e …stanchezza.

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