Fuochi nei campi e vino novello

rossopassione

Piccoli fuochi vividi appaiono, rigorosamente solo, all’imbrunire nei campi della mia terra, tra gli ulivi.
I contadini sono poeti senza saperlo.
Si attraversano dedali di vie tra un paese e l’altro di questo luogo nel Sud piccolo come una piccola isola e sconfinato come un tempo era il suo mare.
riflessionipacate
Oltre il ciglio dopo i rovi o il mirto, oppure dopo cespugli di querce, selvatico recinto di macchia mediterranea, seminascosti odorosi attraenti i fuochi sotto gli alberi promettono danze misteriose, convivi per iniziati, esplorazioni un po’ inquietanti.
L’autunno è così dalle mie parti, all’imbrunire e poi a notte fonda. Basta procedere sognanti ignorando sdegnati le vie di lunga percorrenza. Basta poco per vedere.
autunnosorride
Come nelle tarde mattinate quando passando soprapensiero vestiti del quotidiano lavorativo ti appaiono a tradimento appagati turisti e alcuni anziani del paese, placidi di sole, con i piedi bambini gongolanti nell’acqua di mare. Certi nuotano. Altri sono uno con la sabbia dorata. Tutto è rallentato, addolcito, dal sapore buono. E così rallenti pure tu.
silenziod'autunno
Ci sono pomeriggi in cui segui l’istinto di una pausa e un ipnotico odore nell’aria. Passeggi, affondi gli occhi nei colori caldi striati di un’estate che non farà in tempo ad andare via…
strascichi
 Arrivano odori d’uva, erbe selvatiche buone da cucinare con aglio  e olive nere, meloni gialli, aranci e finocchi, mele cotogne e melograni.
Gli anziani contadini, con le verdure grasse di terra, la frutta di rugiada, i pomodori “alla pendula”, i mazzi ben ordinati di origano delle rocce salate, sono un elemento preziosissimo di un paesaggio che, troppo presto, non sarà più. Un privilegio camminarci accanto e lì, rallentare il passo, e respirarli; in silenzio, con gli occhi discreti e un timido sorriso, mandare un grazie.
L’autunno qui è tempo di preghiere per i tanti volti della Madre. Fuochi d’artificio e luminarie. Canti, balli, caldarroste, sedano fresco e accanto una fontanella per lavarlo e mangiarlo subito passeggiando con gli amici. Vino, solo rosso. Pittule piccanti e cicorie di campagna. Crostata di melograne.
tantefeste
“Mancavi solo tu” m’han detto a proposito di una sera in cui un anziano e altra gente han cantato stornelli di lavoro e d’amore e ballato corteggiamenti.
Ma arriverà San Martino e qui sarà gran festa di cibi antichi e vino nuovo, di fisarmoniche, organetti e tamburi a sonagli.
coloremorbido

 Ed io ci sarò.

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29 pensieri su “Fuochi nei campi e vino novello

  1. Bellissime tradizioni da conservare gelosamente.Scaldano il cuore.Ne so qualcosa grazie alla mia meridionalità materna,è qualcosa di intimo il cui richiamo è incessante e a cui non si può dire di no.
    Buoa giornata
    Angela

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  2. Leggendo le tue istantanee di parole e immagini mi viene da pensare come il sud per le sue tradizioni,cibi, feste sia una fotocopia con altri luoghi ampiamente circoscritti in quello che fa patre della nostra penisola meridionale. Potrebbe essere anche un’affresco di alcune isole perdute nella memoria.
    Prendo questa tua frase “Certi nuotano. Altri sono uno con la sabbia dorata. Tutto è rallentato, addolcito, dal sapore buono. E così rallenti pure tu.” per postarti una canzone che mi è ritornata alla mente. Una canzone che rimanda al mare, forse uguale a quel mare di cui parli.

    IO DAL MARE
    dall’album OLTRE di CLAUDIO BAGLIONI

    saranno stati scogli di carbone dolce
    dentro il ferro liquefatto
    di una luna che squagliò un suo quarto
    come un brivido mulatto
    o un bianco volar via di cuori pescatori
    acqua secca di un bel cielo astratto
    chissà se c’erano satelliti o comete
    in un’alba senza rughe
    larghe nuvole di muffa e olio
    appaiate come acciughe
    o una vertigine di spiccioli di pesci
    nella luce nera di lattughe
    e io
    dal mare venni e amare mi stremò
    perché infiammare il mare non si può
    aveva forse nervi e fruste di uragani
    scure anime profonde
    tra le vertebre di vetro e schiuma
    urla di leoni le onde
    o tende di merletto chiuse su farine
    corpi caldi di sirene bionde
    forse era morto senza vento nei polmoni
    graffio di cemento bruno
    barche stelle insonni a ramazzare
    nelle stanze di Nettuno
    o turbini di sabbia tra le dune calve
    sulle orme perse da qualcuno
    e io
    dal mare ho il sangue e amaro rimarrò
    perché calmare il mare non si può
    i miei si amarono laggiù
    in un agosto e un altro sole si annegò
    lingue di fuoco e uve fragole
    quando il giorno cammina ancora
    sulle tegole del cielo
    e sembra non sedersi mai.
    e innanzi al mare ad ansimare sto
    perché domare il mare non si può
    e come pietra annerirò
    a consumare
    a catramare
    a tracimare
    a fiumare
    a schiumare
    a chiamare
    quel mare che fu madre e che non so…

    Ciao e Buon Mare

    Sun

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      1. L’uomo nasce dal mare come anche il cavallo e la prima forma di vita. Il sogno di tornare a quel mare che era in principio, dove poter ascoltare suoni e voci, grida, risa dei suoi figli. Il sogno più bello. Ricordando il mare che ha concepito il tutto.

        Sun

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      2. Antonella… come ho appena scritto su facebook… TI ADORO!!!
        Tu sei la nostra Terra; quelle foto (la prima poi…) la tua dolcezza delicata nel narrare l’autunno salentino che, sarà per partigianeria, lo ritengo il migliore in assoluto, ma anche se così non fosse, tu saresti sempre capace di dipingerlo d’oro

        spero di poterti riabbracciare e condividere un pò di “vita sana” con te!
        TI ABBRACCIO
        AURELIA

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      3. …come ho appena commentato su face book: troppo buona…!
        Sono sicura di non aver descritto che in modo mediocre l’aria dolcemente malinconica e vibrante d’estate di quest’autunno profumato di buono.
        Oggi ho fatto in tempo, passando in auto, ad intravedere un vecchio albero di fico col tronco diviso in due e potato come un rampicante, che saliva su verso un antico muretto a secco molto alto. Avrei voluto fotografarlo. che flash!
        Immagini “sane”!
        🙂

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      4. Scusate dolci donne se mi intrometto con un tenero rimprovero per la mia amata Antonella.
        “Sono sicura di non aver descritto che in modo mediocre l’aria dolcemente malinconica e vibrante d’estate di quest’autunno profumato di buono.”
        Non giudicare le tue parole-figlie, le tue immagini-scelte.
        Non sono più tue una volta che le hai postate.

        Ho due motivi per dire questo:
        1 – mi hai fatto sentire a casa e mi hai dato una pressa incredibile di tornare (Leverano ci aspetta)
        2 – l’arte non è di chi la fa, ma di chi gli serve (parafraso Massimo Troisi a conversazione con Neruda in “il Postino”).

        Se immagini e parole hanno lasciato il tuo cuore, la tua pancia, la tua pelle e le hai donate agli altri…beh, non spetta più a te giudicare.

        Anche perchè se io mi sono profodamente emozionata per qualcosa di mediocre…mmm…non è bello, nn credi?

        Credo di sapere che con questo intendevi che la nostra terra è così bella che lingua umana non può del tutto narrare, ma questa è un’altra cosa…

        Riassumendo: PRENDITI STI COMPLIMENTI E PRESCIATI CHE HAI FATTO UNA COSA BELLISSIMA!

        e basta.

        bacetti

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  3. se tu fossi stata una pittrice (o forse lo sei?) saresti stata sicuramente una bravissima artista ma non avrei/avremmo avuto la possibilità di godere di queste pennellate dall’anima.
    Si ha l’impressione di trovarsi sempre dentro alla scena scegliendosi il posto che più piace. Generosità a piene mani.

    Posso aggiungere tra i sapori dell’autunno quello delle “patane” o patate dolci che ancora non ho avuto il piacere di mangiare, perchè quelle buone sono cucinate sotto la cenere, ma accendere il camino con questo caldo ……

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  4. come non restare indifferenti a questo post che è un vero e proprio inno?
    eh già,i contadini sono poeti senza saperlo.
    e voi salentini,che su questa piattaforma avete creato un vero e proprio covo,avete qualcosa di più…senza saperlo 🙂
    chissà se un giorno riuscirò mai anch’io a calpestare le vostre terre,a cui la mia bella lucania non ha da invidiare proprio niente.e sorrido.
    bacione

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      1. si lo conosco personalmente,ho recitato con lui e la sua compagnia quando avevo dodici anni a calvello,il mio paese.
        la rappresentazione riguardava i moti carbonari che si sono svolti proprio a calvello.è stato interessantissimo anche perchè si è riuscito a coinvolgere tanti ragazzi come me e a conoscere un pò più da vicino il mondo del teatro.credo che per lui sia una vera missione,visto anche l’interessamento politico.purtroppo è stata la mia unica esperienza ma che conservo vivida nel cuore.
        un bacio a te

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      1. se trovo un suo brano affine, te lo incollo.
        Pasolini viveva quello che vivi, godendone, cantandone, lui sapeva e vedeva che sarebbe svanito; di questa atroce consapevolezza ne fece il motivo fondante di tutta la sua opera; ma conservava sempre la sua vitalità gioiosa.

        è per questo che sono innamorata di lui senza mai stancarmi.
        è per questo che per me è un onore avere un amica che celebra il rapporto sacro con le stagioni, con la danza.
        che, anzi, lo rinnova e lo protegge.

        Onore a te!

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      2. Ringrazio; m’inchino.
        Riconosco: tracciando il tipo di energia di Pasolini hai descritto anche la mia. Difficile comprendere quanto e come gioia reale e reale senso di “stanchezza” siano contemporanei e compresenti. Colori in evidente disaccordo, intrecciati in una unica solida corda. Inchiostri su pagine che riportano l’eccezionalità dei singoli fotogrammi del quotidiano.

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