Diario di una parentesi


Diciamo che è troppo.
Sono qui fresca di doccia (sapone ecologico, chiaro), calda di terremoti emotivi, fisici, spirituali, sentimentali.
Un big bang personale e universale che è scrosciato in questa piccola anima facendosi strada dalla fessurina sulla testa. Piuttosto una vora in questo caso. Mi ha attraversata tutta, è passato dall’utero, si è incanalato lungo le gambe, fuoriuscito di botto dai piedi e esploso nelle caverne della terra (che già sapeva). Da lì è risalito attraverso le ginocchia i glutei la vita i seni il mento le guance gli occhi tenuti socchiusi da mani spaventate, non mie, e schizzato nei mondi dalla fontanella, la quale, a questo punto, dovrebbe essere un po’ stanca!
Un pomeriggio di su e giù; e poi attraversamenti orizzontali testa-testa, cuore-cuore, viso-viso, polpastrelli, labbra, capelli, sonagli, pasta di mandorle, occhi, gola, pelvi, crema pasticcera.
Il sapore del caffé quello della moka; un cd di musica reiki da masterizzare, con gentile concessione dei delfini.
Un ciocco d’ulivo ha atteso comprensivo d’essere riacceso.
Sotto le ceneri fuoco. Eh sì; già si.
Giro intorno.

Giro giro tondo quanto è folle il mondo, quanto è paziente la Terra,
tutti stesi per terra!

Chiudo il giro.
Riattivo il fuoco. Nutro il corpo di cibo nuovo. Un bicchiere di rosso
fatto in casa per distendere i pensieri intasati: disotturazione operata con efficace mix di negroamaro e malvasia!
Non mi stendo per terra: un certo senso pratico mi fa optare per l’accogliente poltrona.

È venuto M. questo pomeriggio: l’altro giorno le mie mani avevano digitato all’improvviso il suo nome sul cellulare senza dare il preavviso alla testa. E lui svicolando dalla stessa prudente regola aveva chiesto di vedermi.
Aveva una storia da raccontarmi. Fatterelli strani, aveva aggiunto.
Ha cambiato studio. Per ragioni di riservatezza e per altri motivi ha curato di persona il trasferimento di oggetti e carteggi. M. è un uomo all’antica: non comunica con gli sms, non ha la connessione internet. Veste giovane, è un bell’uomo e la sua anima è senza tempo. Ma per certe cose come telefonini e computer è un uomo tenacemente all’antica! Il suo pc è come un manoscritto: chi scrive sa quello che c’è dalla prima pagina all’ultimo rigo. Impossibili sorprese. Non vi entrano cd né pen driver. Nulla. Solo le lettere digitate personalmente dalle dita di M. sulle schede dei clienti, le quali schede giacciono lì, pronte a replicarsi, grazie a un programma appositamente installato qualche anno fa: l’era glaciale dei pc.
Mi racconta che da qualche giorno, da quando ha per l’appunto effettuato questo trasferimento, al momento dell’accensione della macchina, un attimo prima che il dekstop si rivesta del suo sapere in coincidenza con l’orario di apertura dell’ambulatorio ai pazienti, appare sullo schermo, per un momento, la scritta “ciao mamma”.

“Strano non trovi?” mi fa. Osserva la mia faccia. Devo essere molto sorpresa, la mia faccia deve essere proprio strana se continua a guardarmi in attesa della risposta e ripete “non è strano?”
Attesa che non prevede cedimenti.
Comprendo che deve essere logico che io abbia una faccia strana.
Lui ancora non sa perché.

Ore dopo riflettevo con M. a voce alta sul fatto che le cose che avvengono nella vita sono movimenti energetici fisici (in senso quantico mica meta!), che si manifestano in forme altamente creative quindi complicate, confuse, illeggibili ad uno sguardo ravvicinato, ma si strutturano e si programmano indiscutibilmente in modo lo_gi_co.

Mi spiego. Quel pomeriggio, pochi minuti prima che M. arrivasse, ho deciso di stampare una cosa che avevo scritto un po’ di tempo fa sul nostro particolare rapporto fatto di amicizia intima, di anime che si sentono a distanza, di comprensioni che non usano parole, di aiuti e doni talmente complessi da risultare difficilmente non solo spiegabili ma anche concepibili.
Un momento prima di inviare l’ordine di stampa mi è venuto da aggiungere una dedica in calce. Un saluto, come d’addio “a M., con un bacio in fronte a un bambino che non nascerà”.

Ci sono tanti tipi di bambini che si possono concepire con un uomo-amicofraterno-amante-collega-padre-compagnodiviaggio: bambini di carne o bambini progettolavorativo, sceltadivita, rivoluzionesociale, evoluzioneinteriore. Tanti tipi.
Si concepiscono con atto d’amore; solo un atto d’amore consente la fecondazione; a quattro mani si regge il peso della pancia che cresce, si fanno i test, ci si adatta ai cambiamenti, fino al momento del travaglio; doglie e parto.
Il bambino mio e di M. non so bene di che tipo sarebbe…stato. Non lo so perché come d’improvviso ho capito che non nascerà. Ho accettato l’evidenza che non nascerà mai.
Aveva le qualità delle pietre e degli alberi, della natura in genere, credo. A parte la forma di bambino di carne (unica esclusa con ragionevole certezza) credo che avrebbe potuto avere tutte le altre forme, quale più evidente quale meno, ma tutte.
Concepimento importante. Forse iniziato diverse vite fa. Gestazione lunga, emozionante.
Approdata all’aborto.
Certe gravidanze non possono maturare ed evolversi fino al parto della creatura se entrambi i genitori non si tengono per mano quando camminano
e si scoprono accanto.
Mani che stringono d’affetto, carezzano di fiducia; che si tengono con dedizione, meglio se anche fremono con passione.

Qualcuno esigeva l’assolvimento di un compito. In tali casi si è pre-scelti e non è prevista contrattazione. Accetti o ti tiri indietro.
Il libero arbitrio si rivelò un’invenzione notevole!
Io avevo accettato.
Per sensibilità e per follìa.
M. si è tirato indietro. Per quel feroce freno al pulsare vitale che porta l’etichetta sociale di “buon senso”.

Niente giudizio. Il libero arbitrio esige rispetto.
I cuori ghiacciati di paura, compassione se ce la si fa.

Dio scaraventa rudi incarichi; davanti all’evidente fallimento di chi li ha onorati con coraggio guerriero, è capace di sciogliere dal giuramento con una pietà che può stracciarti l’anima se immediatamente non riconosci la liberazione insita nell’atto!

Per questo motivo, soprattutto per questo, singhiozzavo fiumicelli rotolanti e invadenti, dopo la pelle d’amore.

In risposta, l’unico gesto possibile per chi era sprofondato in un mondo troppo denso senza la capacità di riemergere (e per ciò salvare anche te): baci d’inadeguato sostegno.

Caro amico, nello scrigno dei preziosi dove conservi con gelosia la conchiglia del padre, lì hai sigillato il seme di me.
Germoglierà, affermi certo. E non sai e non ti importa se in questa vita o in altre.
Sai che accadrà (ti) dici.
E già non ricordi che lo hai appena reso grigio di morte.

Il giorno dopo una notte vecchia, un filosofo dagli occhi che non hanno perso lo stupore mi donerà un cavaliere senza macchia e senza paura, al trotto su un cavallocurcuma, una trappola per topi arma-monito a portata di spada, carote generose d’arancio a portata di sella.
Attende il prossimo mulino, folli pale rotanti nel vento vita.

Sulla porta dolente una fata poserà la protezione di un sole spirale che germoglierà nuovi sorrisi. Con calma.

Fiore diamante mi ricorderà dov’è casa.

apertura

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7 pensieri su “Diario di una parentesi

  1. Mi avevi detto che avresti postato ma io, ancora intontita dal Troppo mio di luce non avevo visto questo post.
    Ho appena considerato, stamattina, con organi interni e cuore macerato i significati di certi incontri, e ora leggendo questo ancora qualche lacrima ma un retrogusto di felicità per poter condividere e con alcune anime certe beatitudini di bambini di luce, e con amiche come te il loro Significato.
    Grazie anto, te lo ripeto sempre, ma mica fa male ripetere le cose, non mangiamo e beviamo ogni giorno?e amiamo ogni giorno?

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    1. Si può mai prendere l’abitudine ad ascoltare concerti improvvisati di arpe e organi?
      Potrei mai abituarmi al coraggio di una donna amica che sa dire “grazie”?
      Emozionante riceverlo quasi quanto volerlo dare…

      frammenti di news: fiducia, richieste, riconoscimenti, inizi, ritorni …continuano a germogliare.

      Grazie a te, Fiore.

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  2. Mi intrufolo – come d’abitudine, ormai – solo per dire che i vostri colloqui hanno potere incantatore per me…
    Striare, striare..mi fermo con la bocca semiaperta e la guancia sulle mani intrecciate.
    Mmacarie, mmacarie….e baci, i mei per i vostri giochi di luce!

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  3. TREMO, invece, ma resto ad imparare.
    Un taglio di verità vale più di mille metri di pelle integra e bugiarda.
    come graffia il guscio sulla schiena!
    baci e stelline sul cammino delle mie due striare

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