il nerofondo.

Un bel po’ di mesi fa, durante una delle tante meditazioni di contatto con le energie sottili e superiori, la Signora dei Venti e delle Tempeste mi inviò un messaggio nella testa.
Come sempre accade quando mi arrivano messaggi, il linguaggio è banalmente semplice. Elementare.

Il messaggio era/è: Bisogna rendere tutti gli esseri viventi liberi. È utile cominciare dagli umani. Bisogna diventare tutti liberi in modo consapevole. È un compito.
Rifletto sul concetto di SEMPLICITA’, che la mia testa a volte connota di banalità.

La forma del compito, ben conosciuta nelle splendide griglie teoriche, acquista senso concreto.
E di conseguenza potere applicativo.
La Libertà consapevole deve attraversare il buio del pozzo-tunnel, sporcarsi della sua melma. Resistere.

Il fondo nero, deposito di minacce, promessa di dolori.
Il fango scuro, ristagno maleodorante di liquidi in putrefazione; carne incapace di vivere.

Nel silenzio delle profondità del mio “pozzo”, urla d’angoscia.
Istinto di sopravvivenza, anzitutto psichica.
Da bambina nelle viscere delle Grotte di Castellana (in una banale quanto rara gita di famiglia) il piccolo e per me immenso pozzo in una delle grotte diventò materializzazione, introiezione feroce nelle cellule, della più devastante delle paure: scomparire nel minaccioso, profondo nero!
Non mi fidai dell’abbraccio di mio padre; lo percepivo pericolosamente inadeguato. Mi divincolai, mi inginocchiai sugli umidi, approssimativi scalini di pietra e decisi di uscire da quel posto minaccioso CON LE MIE GAMBE SEPPURE CARPONI E CON L’ANGOSCIA NEL CUORE.
Padre non eroe. Re traditore.
Padre non eroe. Re traditore.
La paura profonda da allora, e gli innumerevoli atti di piccolo e grande coraggio per affermare il diritto alla vita!

Tutto resta se non lo si ri-conosce. E tutto torna. È certo.

Si può invertire la polarità. A patto che non si retroceda davanti al buio. Con salde corde in mano al Fratello o alla Sorella, è richiesto di sporcarsi i piedi e le mani con il fango del fondo.
Cuore protetto nel guscio di quarzo. Occhi verso l’alto, sempre.

C’è una splendida abbandonata masseria fortificata, tra le tante dalle mie parti, con una grande cisterna per la raccolta dell’acqua piovana e di pozzo; al tempo, indispensabile per sopravvivere ai lunghi assedi degli uomini vestiti di nero che con nere vele giungevano dalla parte del sole e delle montagne, attraversando indifferenti delfini per violentare donne che mai più avrebbero rivisto figli, madri, sorelle, compagni.
Dalla prima volta che l’ho vista, pochi anni fa, sempre mi impietosisco per quella cisterna. A volte con finta superficialità le passo accanto ignorandola…quasi sia!
Preziosa acqua trascurata vi ristagna.

Anche per questa elaborazione, come per diverse altre, affondo lo sguardo dei tre occhi nel Dizionario dei Simboli di Jung. Elaboro. E medito.

Il pozzo, nei frammenti di questa storia, è connessione tra terra, cielo, inferi.
La verità prende forma e forza in fondo al pozzo.
Dal basso verso l’alto è sorgente di luce.

Timidi quanto fedeli protettori non tradiscono la richiesta di chiarore.
Possibilità-incarico di comunicazione con i morti.
Cielo, terra, inferi. Aria, terra, acqua.

Un’altra psicoanalista junghiana, lei cantadora, sacerdotessa della trasmissione narrata dei saperi antichi di tutti i popoli, mi ricorda che la creatività femminile (insita in ogni essere umano ma soprattutto nelle donne) nasce dall’acqua. E all’acqua deve tornare, periodicamente, per rinfrescarsi e rinforzare il potere. Meglio se acqua marina.

Si può operare la trasmutazione: dall’acuto eco alla saggia contemplazione. Dall’acqua stagnante al leggero o impetuoso scorrere.

L’abisso nero è in fondo al regno delle acque di sale. Dove c’è una perla nera e una perla bianca, mi insegnò il mio primo Maestro, tanti anni fa.

Si gratta il fondo dissolvendo il fango.
transe

“Il problema si dissolve. Non si risolve!” (P.L. Lattuada)

“Strofinii vigorosi, ridendo mentre si lavora” (Patrizia Caffiero).

Annunci

5 pensieri su “il nerofondo.

  1. Arrivi con un cesto di ciliegie sempre al momento giusto, a volte un attimo prima.
    Qualcosa mi dice che rossolucido è la risposta alla domanda che non ti ho fatto, che sempre ti faccio.
    Io stanotte vado a volare, vado a non aver paura di essere felice, vado vado vado
    E domani altrove andrò a bere ancora, altrove, pur atterrita dal nero…

    Mi piace

    1. Nel volo come nell’abbeverarsi, è saggio parlar poco.
      Occhi e pelle.
      Sguardo e tocco.

      Se hai bisogno di un tiro di corda, fai rintoccare campane.
      Oppure, dopo mi mostrerai il cofanetto di scintille colorate!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...