Nel "mio" Salento un Rito di Luce, con offerende

offerende nel salento
Nel mese più buio dell’anno
nel Salento da tempo immemore si celebrano Riti del Fuoco:
focare e focareddhe. Vanno avanti sino a febbraio.
A Spongano si usa mettere su carri e, prodigio della modernità (!), camion e trattori,
grandi cesti intrecciati a mano con dentro un albero, come di natale,
di palme o di agrumi, con appesi angioletti, stelle, frutti
e al centro l’immagine di Santa Vittoria.
E’ il rito te le panare.
Santa Vittoria… protegge dai morsi degli animali! Nel Salento…
Che anche sui riti del fuoco la cristianità ha innestato
i suoi simboli di potere i quali, per ironia potente verso i capi delle chiese organizzate,
si sono energeticamente innescati ai simboli più antichi
arrichendone senso e potere!
I carri vengono trainati per le vie del paese e la banda li precede, sempre,
fino alla fine del percorso. Lì, vengono ordinatamente e rispettosamente messi in fila,
accuditi dagli sguardi amorevoli dei creatori e…
incendiati. Con tutto il loro contenuto.
Le offerende…!
Per tutto il tempo le donne offrono a chi traina vino e cibo caldo: peperoni rigorosamente piccanti, pittule, pane condito.
Gli anziani cantano canti di lavoro e d’amore;
i giovani seguono e suonano; e ringraziano per l’emozione. Impagabile.

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10 pensieri su “Nel "mio" Salento un Rito di Luce, con offerende

      1. Ciao ragazze, che bello vedervi qui

        🙂

        il titolo del blog però l’ho scelto ispirandomi alla frase che hai su skype, cara Anto.

        non ci si abitua infatti a tanta connessione:
        “io odioooo le abitudiniii”

        è sempre emozionante, guarda me e Luisa.

        ciao sorella…

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      2. ehi le sorelle March ti hanno nominata parecchio today fataPat, sul loro blog nuovi post assurdi e deliranti con foto di davide in position occhi sgranati da folletto.
        ora russano.
        penso che scriverò.
        ciao antonellaaaaaaaaaa
        ciao pattttttttt

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  1. …con dentro un albero…?..Antonella un po’piu di spirito d’osservazione….con dentro sansa dei frantoi del paese, ogni panara prima corrispondeva ad un frantoio, e molti anni fa, a Spongano, di frantoi ce n’erano tanti.basti pensare che nel sottosuolo di Spongano, ci sono almeno 8 frantoi ipogei recensiti.
    tant’è che mio padre sta conducendo una ricerca con alcuni suoi amici, per tentare di valorizzarli aprendoli al pubblico come patrimonio comune.certo “il restauro” e la messa a norma sono compiti da relegare all’amministrazione.e si puo’ ben dire che è ardua impresa quella di mediare su tematiche culturali con le giunte comunali.comunque a parte questa cazziata iniziale(ci sta se no non sarei io), posso dirti che il blog è proprio “yeah”(come direbbe il ben più noto Antonio Felline).un bacio…di tanto in tanto uno sguardo lo daro…ciaooo

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    1. ciao amico cazziante! si sei tu! ma quando ti migliori di carattere?! 🙂
      sei talmente severo nei confronti dell’attenzione verso le tradizioni che ti perdi lo spirito poetico della descrizione! A me, simbolicamente, colpisce e interessa l’albero!
      Ma, lo sai che mi piaci perche’ ci tieni cosi’ tanto alla nostra terra.
      Grazie per la calorosa approvazione sullo stile del blog!

      Saluti a Felline… 🙂

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  2. vedremo di migliorare…ihihih…

    P.S.Quale albero?Dici le 4 palme poste ai “quattro lati” del “panaru”?…sono utilizzate le palme perche simbolo di santa vittoria…come sono antipoetico eh!!!

    comunque scherzi a parte la poesia della tradizione è qualcosa che per fortuna ancora, in alcune nicchie, si puo’ assaporare…bisogna saperle preservare ed essere a volte pignoli o antipoetici per ritrovarsi in ciò che ci è stato donato dall’esperienza e dalla genuinità di chi ci ha preceduto..se ci si ferma ad apprezzare solo la poesia trascurando l’essenza storica e concettuale, si rischia di perderle strada facendo…percio l’anno prossimo vi aspetto numerosi a suon di pittule, brudini de pipirussi, mieru…e naturalmente li tamburreddhri…ciao vhé!!(come dicono qui a Parma)

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